Il progetto Mshumaa nasce a Settebbre 2005, a seguito di un viaggio del fotografo Salvatore Ferrara attraverso la terra della Tanzania.
Il quale rappresenta una regione attraverso uno sguardo che intende porre in primo piano l’aspetto biografico e artistico dell’autore.
Ritornato in Italia, durante la prima sessione di sviluppo, è nata l’esigenza di condividere il percorso delle immagini con una presenza verbale, tale da potersi affiancare, come suo naturale sviluppo, alla traccia emersa dalle fotografie.
Tommaso Di Dio ha dunque ripreso ogni immagine e l’ha accompagnata ad un brano poetico, specchio e contorno dell’immagine stessa, conducendo un percorso parallelo e privato che è andato alla ricerca del senso profondo, intensivo, di ogni fotogramma.
Successivamente, entrambi gli autori non hanno ritenuto esaurito il potenziale espansivo che l’incontro fra i loro due linguaggi aveva maturato. Essi hanno dunque contattato due musicisti, Sebastiano Ciurcina e Anouschka Trocker, affinché commentassero attraverso l’arte dei suoni il lavoro fin qui svolto, ritrovando in esso un motivo di personale ispirazione.
Attualmente, Mshumaa consta dell’intreccio fra il linguaggio visivo (fotografico), il linguaggio verbale (poetico), e il linguaggio sonoro (musicale).
Il progetto è tutt’ora in espansione.
MSHUMAA è una parola swahili, significa candela. La sua luce è sinonimo di vicinanza. La candela non cerca la chiarezza della definizione, non si accampa il diritto di giustificare, di dimostrare. Nel punto di luce della candela ci si può solamente incontrare. Per il tempo che basta, per il tempo che la luce dura. Ognuno può mantenere l’oscurità che gli è propria, il silenzio dentro la sua parola. Chi se ne va, lascia l’orma della voce, il sintomo di un profilo. Chi se ne va, continua il racconto altrove.



